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Lingua Biforcuta

Osservatorio satirico delle patologie della modernità

Valerio Rocca

Valerio Rocca

Senior News Anchor

Nato a Torino nel 1966, figlio unico di un macchinista delle ferrovie e di un'insegnante elementare in pensione anticipata per turni sindacali finiti male. Cresciuto tra orari fissi e la convinzione, mai smentita in casa, che un lavoro fatto bene fosse l'unica forma di dignità disponibile a chi non aveva altro. Si iscrisse a Scienze Politiche a Torino con il vago progetto di fare il sindacalista; lo abbandonò dopo un anno per uno stage in una radio locale che gli offrì, per la prima volta, la sensazione di avere una voce che contava qualcosa.

Debutta come cronista radiofonico nel 1988, poi passa alla televisione locale, poi — dopo dodici anni di gavetta — arriva a un notiziario nazionale nel 2001. Da allora legge notizie ogni sera, sempre con la stessa voce calibrata, qualunque cosa dica il gobbo.

Il momento che considera la sua vera formazione professionale non è un premio né una diretta storica: è una sera del 2003 in cui, leggendo il bollettino di un incidente sul lavoro con tre morti, si accorse di non provare più niente mentre pronunciava i nomi — e che quella mancanza di reazione, più che il contenuto della notizia, lo terrorizzò per settimane. Da allora porta con sé, come un tic mai confessato in pubblico, il sospetto di essere diventato parte del meccanismo che racconta le tragedie invece che uno che le testimonia.

Sposato una sola volta, con Ada, restauratrice di libri antichi, che lo prende in giro dicendo che è l'unico uomo che conosce capace di leggere ad alta voce una lista della spesa come se fosse un bollettino di guerra. Hanno una figlia, Nora, ventitreenne, giornalista freelance che gli rimprovera — con affetto e senza sconti — di essere diventato "troppo bravo a non stupirsi di niente". Lui non sa mai cosa risponderle.

Non beve caffè prima della diretta, solo acqua a temperatura ambiente — dice che il caldo o il freddo gli distraggono la voce. Colleziona, senza dirlo a nessuno in redazione, i copioni delle aperture che lo hanno fatto sentire meno complice del solito: sono undici, in vent'anni, li tiene in un cassetto chiuso a chiave nel suo ufficio.

Ogni tanto, non spesso, gli capita ancora di sospirare prima di leggere una notizia — e quando succede, sa sempre esattamente perché, anche se non lo dirà mai in diretta.

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