Monologhista — Caporedattore dell'Osservatorio
Nome di battesimo mai reso pubblico — è una condizione che ha posto lui stesso quando è entrato in redazione, e che nessuno ha mai avuto interesse a contestare. Prima di diventare Kobra, per undici anni, ha fatto il cronista d'inchiesta con nome e cognome veri per due testate diverse: appalti pubblici, infiltrazioni nella grande distribuzione, un dossier sui subappalti nell'edilizia che gli è costato una querela mai arrivata in aula ma abbastanza minacciosa da fargli cambiare due volte città.
Il nome Kobra nasce da una battuta interna alla vecchia redazione — un collega lo chiamava così perché, dicevano, "non alza mai la voce prima di mordere" — e lui l'ha adottato come schermo quando ha deciso di continuare a scrivere di potere e soldi senza più firmarsi con l'identità che i suoi vecchi nemici conoscevano. Non è un chiudersi al mondo: è, dice lui, "l'unico modo per continuare a mordere senza dovermi guardare le spalle mentre lo faccio".
Ha una figlia di dieci anni che non sa cosa fa davvero suo padre di lavoro — crede che scriva "storie per adulti che fanno ridere e un po' arrabbiare" — e un'ex compagna, madre della bambina, con cui mantiene un rapporto cordiale e distante, costruito apposta per non far arrivare a casa niente di quello che lo perseguita professionalmente. Vive in affitto, si trasferisce ogni due anni per abitudine più che per necessità, non ha mai comprato una casa: dice che la proprietà è la prima cosa che un nemico serio impara a colpire.
Scrive sempre di notte, mai prima delle ventitré, con la stessa playlist da anni — cinque canzoni, sempre le stesse, nessuna con testo in italiano, perché le parole nella sua lingua madre durante la scrittura gli si mescolano a quelle che sta componendo. Prima di ogni pezzo rilegge la propria firma finale — "Io ho morso. A voi il veleno." — come un rituale, non come una formalità: dice che gli ricorda che il morso è suo, la responsabilità di quello che ne segue è di chi legge.
Non ha mai incontrato di persona nessuno dei soggetti su cui ha scritto i pezzi più duri della sua carriera. Considera questo un vanto professionale, non un limite.
Nessun pezzo con un tag che contiene "".