Cristiano Ronaldo vi restituisce la maglia perché era già in castigo
Un video epico per regalare la numero sette al popolo. Peccato che la federazione gli avesse già tolto le chiavi dello spogliatoio dopo la fuga dalla panchina.
«Restituisco la maglia numero sette al popolo». Detto così, con i violini in sottofondo e il montaggio epico su Instagram, sembra il testamento di un re che abdica per troppo amore. Peccato che al re avessero già cambiato la serratura del castello.
A quarantun anni Cristiano Ronaldo lascia la nazionale portoghese giurando di aver sempre voluto «fare la storia». Quella più recente, però, se l'è dimenticata nel cassetto: la fuga dal ritiro in Danimarca perché non partiva titolare e i trenta giorni di sospensione disciplinare appena incassati dalla federazione. Altro che dono generoso alla nazione, qui siamo al classico «non mi licenziate, me ne vado io» recitato davanti allo specchio del bagno.
Io lo capisco pure il dramma di scoprirsi normali dopo ventitré anni passati a camminare sulle acque. Non sopporti la panchina, fai i capricci, sbatti la porta e scappi col pallone sotto il braccio come all'oratorio. Tutto legittimo. Basta non rivenderci la punizione del preside come un sacrificio per la patria.
Al popolo la maglietta sudata non serve: bastava che ti sedessi in panchina senza fare la vittima.
Beccàto!