Salvini vi vende una targa che manco lui comprerebbe
Seicento euro per scrivere il proprio nome sul paraurti dal 2028. E il ministro che ha scritto la norma confessa candidamente che lui quei soldi non li caccerebbe mai.
Seicento euro per l'auto, trecentosessanta per la moto, consegna prevista non prima del 2028 e lamiera inchiodata a vita al telaio. Matteo Salvini ha finalmente partorito la grande rivoluzione della mobilità italiana: la targa personalizzata a peso d'oro.
Fin qui sarebbe solo l'ennesima tassa sulla vanità degli imbecilli, che in questo Paese è sempre il giacimento più sicuro da trivellare. Il capolavoro vero arriva quando chiedono conto della norma direttamente al ministro che l'ha infilata nel Codice della strada e nella Manovra, e lui risponde serafico che no, non è una priorità, e che lui quei soldi non li spenderebbe mai. Serve solo a fare cassa, dice.
Io davanti a un'onestà così spudorata mi inchino. È il primo piazzista della storia che ti suona al citofono per venderti un aspirapolvere rotto avvisandoti che a casa sua usa la scopa perché il suo prodotto fa schifo. Almeno gli altri governi, quando ti infilavano le mani in tasca, avevano la decenza di raccontarti che era per il tuo bene. Lui no: ti prepara il pacco, ci mette il fiocco ministeriale e ti dà pure del fesso in anticipo se firmi l'assegno.
Beccàto!