La Liga si inginocchia a Pechino per due diritti tv
Mbappé chiama Mao «dittatore», la tv cinese spegne il segnale e i vertici del calcio spagnolo corrono a chiedere scusa in ginocchio. Quanto vale la dignità al cambio in yuan?
«Un dittatore». Due parole contate, sputate da Kylian Mbappé dentro un microfono parlando di Mao Zedong, e a Pechino è saltato il salvavita. La tv di Stato cinese ha oscurato due partite del campionato spagnolo per ripicca e ai piani alti di Madrid è venuto un infarto fulminante al portafoglio.
Non hanno difeso il loro giocatore di punta, né quel dettaglio trascurabile che chiamiamo realtà storica: si sono precipitati a stendere il tappeto rosso delle scuse ufficiali, deplorando l'attaccante del Real Madrid pur di non perdere gli abbonati orientali. È meraviglioso: questi signori ci riempiono la testa con le campagne sul rispetto, le fasce arcobaleno e i pistolotti morali prima del fischio d'inizio, però appena il Partito Comunista Cinese tocca il telecomando si trasformano in zerbini da ingresso.
Per carità, io li capisco pure: i princìpi sono gratis, i diritti televisivi invece pagano gli stipendi. Però la prossima volta risparmiateci la retorica sui valori dello sport e stampate direttamente il listino prezzi sulle magliette: almeno sappiamo quanto costa comprarvi la lingua al chilo.
Beccàta!