Il generale Vannacci perde le truppe prima ancora di partire
Da Thiene a Matera, i dirigenti di Futuro Nazionale mollano in blocco: altro che meritocrazia, solo riciclo di vecchi trombati e ordini dall'alto.
Thiene, Matera, Asti, Lecco, Pescara, mezza Calabria. Non è la mappa delle tappe del Giro d'Italia: è l'elenco delle sezioni di Futuro Nazionale che hanno già mandato al diavolo Roberto Vannacci chiudendo la porta e buttando le chiavi.
Uno passa due anni in televisione a venderci la rivoluzione del merito, la purezza degli uomini veri contro i partiti marci, il vento nuovo che spazza via i politicanti. Poi fonda finalmente la sua creatura e cosa ci infila dentro? I trombati di quarta fila usciti dalla finestra degli altri partiti, paracadutati dall'alto sulla testa dei militanti locali con l'ordine tassativo di scattare sull'attenti e non fiatare.
Altro che mondo al contrario: questo è il solito, vecchissimo suk delle poltrone, solo con la mimetica stirata male. Io se provo a rifilare un fondo riciclato del 2018 spacciandolo per uno scoop inedito vengo licenziato prima di sera; lui invece imbarca gli scarti della prima, seconda e terza repubblica e pretende pure il saluto militare.
Il generale voleva guidare l'assalto al palazzo, ma a forza di trattare i suoi coordinatori come reclute in punizione a pulire le latrine si è ritrovato da solo in caserma a comandare i fantasmi.
Beccàto!