Google e Bing ci spiegano il mondo scippando chi lo scrive
I motori di ricerca non cercano più: masticano il lavoro altrui, ve lo sputano nel piatto e si tengono pure i clic. Il parassitismo spacciato per progresso.
Io provo una tenerezza infinita per noi poveri stronzi che ancora perdiamo tempo a scrivere, verificare, incazzarci su una tastiera. Perché tanto poi arriva il maggiordomo digitale di Google o di Bing, ci fruga nelle tasche, fa il riassuntino per i pigri e si tiene pure il resto.
Lo chiamano «AI Overview», che suona pulito, quasi igienico. In realtà è il furto con destrezza elevato a modello di business: oltre venti milioni di italiani ormai leggono la pappetta premasticata dall'algoritmo in cima alla pagina e non cliccano più da nessuna parte. Zero clic, zero traffico, zero ossigeno per chi le notizie le produce davvero.
È il capolavoro del parassitismo californiano: tu cucini il pranzo, paghi le bollette e lavi le pentole; loro si mettono sulla porta del tuo ristorante, assaggiano dal piatto, spiegano ai clienti che sapore ha e gli dicono pure che non serve entrare. E la chiamano innovazione, capito? Quando finiremo tutti a chiudere bottega, voglio proprio vedere cosa riassumeranno queste meravigliose intelligenze artificiali. Probabilmente i loro stessi comunicati stampa.
Beccàti!