Sala fa il manifestante di giorno e lo sceriffo di notte
Contro la repressione al mattino in piazza con la Cgil, a caccia di militari al pomeriggio in Prefettura: il miracolo dell'ubiquità secondo Giuseppe Sala.
La mattina col pugno chiuso contro le disuguaglianze, il pomeriggio col cappello in mano a implorare l'esercito. Giuseppe Sala non amministra una città: fa cabaret trasformista.
Dopo le vetrine spaccate in centro, il sindaco di Milano ci regala una lezione magistrale di doppiogiochismo meneghino. Prima ci spiega, col tono ispirato da salotto buono, che la sicurezza non è solo "mera repressione" e annuncia fiero che scenderà in piazza col sindacato. Applausi, lacrimuccia, coscienza pulita. Poi però, appena spente le telecamere dei compagni, corre in Prefettura da Piantedosi a chiedere i rinforzi e i militari a presidio delle boutique.
Ma come, Beppe? I blindati davanti alle vetrine di Montenapoleone non sono "mera repressione"? O diventano sociologia applicata appena superano la Cerchia dei Navigli? La verità è che il vostro modello Milano, quello degli aperitivi a venti euro e degli affitti da strozzinaggio, vi è esploso in faccia. E siccome ammettere il fallimento fa brutto sul profilo Instagram, meglio marciare con chi protesta a mezzogiorno e mandargli le camionette alle cinque, dando la colpa al governo.
Comodo fare il rivoluzionario col culo sulla poltrona di Palazzo Marino.
Beccàto!