Il nuovo Freud costa zero e gira sul telefono
Un ragazzo su dieci racconta i propri traumi a un'app di intelligenza artificiale. Empatia a gettone, allucinazioni incluse e zero responsabilità.
Un ragazzo su dieci in Italia si sdraia sul lettino dello psicanalista direttamente dal divano, aprendo un'app. Niente parcelle da ottanta euro l'ora, niente sguardi giudicanti: dall'altra parte dello schermo c'è un algoritmo sempre sveglio che ti dà ragione pure alle tre di notte.
Lo chiamano supporto emotivo accessibile, ma è solo la versione digitale del barista che annuisce mentre pulisce i bicchieri, con la differenza che il barista almeno non va in cortocircuito spingendoti giù dal balcone. Perché negli Stati Uniti il giocattolo si è già rotto malissimo, tra risposte automatiche deliranti e tragedie vere, e adesso i nostri luminari corrono ai ripari promettendo linee guida e codici deontologici per un ammasso di codice binario.
La verità è che abbiamo sostituito il calore umano con un calcolatore statistico solo perché ci costa meno fatica — e meno soldi — farci compatire da un frullatore di parole che non ha coscienza, non ha responsabilità e soprattutto non ci contraddice mai.
Beccàta!