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Osservatorio satirico delle patologie della modernità

Beccàti! Le banche italiane

Le banche piangono sul conto corrente d'oro

Le banche piangono sul conto corrente d'oro

Quando vi cambiano il contratto con una raccomandata va tutto bene. Quando il governo presenta il conto da cinque miliardi, invece, parte il melodramma degli accordi sacri.

Kobra di Kobra

Vi è mai arrivata a casa quella letterina profumata con su scritto «Modifica unilaterale del contratto»? Quella con cui il vostro istituto di credito, senza chiedere permesso né offrirvi un caffè, vi comunica che da domani il conto costa il doppio perché sì. Ecco: oggi quella letterina è arrivata a loro. Mittente: Palazzo Chigi. Importo: cinque miliardi per il 2027.

E apriti cielo. Sono offese, le banche. Irritate. Dicono che non c'è stato preavviso, che non si fa così, che c'erano gli accordi triennali. Capito la tenerezza? Quando c'è da tosare il correntista col mutuo a tasso variabile, è il libero mercato, bellezza. Quando invece il governo allunga la mano nella cassaforte degli utili record per tappare i buchi della manovra, diventa subito un sopruso intollerabile, un tradimento della patria e della finanza.

Ora tenetevi forte per il secondo tempo della sceneggiata: la maggioranza che litiga, i vertici notturni e il prelievo spietato che magicamente diventerà un prestito col sorriso. Ma intanto, vederli frignare per una commissione non concordata non ha prezzo.

Beccàte!

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