Il generale Vannacci e la ritirata strategica sul gas
Entra in Senato per difendere i tubi di Mosca, esce votando con la maggioranza dopo una tirata d'orecchie. L'arte della guerra secondo Vannacci.
Entri in Senato col petto in fuori e la mozione pronta: salviamo il gas russo, pensiamo alla bolletta, basta ipocrisie. Sembri quasi pronto a guidare la carica. Poi qualcuno dai banchi di Fratelli d'Italia tira fuori un foglietto con due numeri veri, ti fa notare che stai facendo il portavoce di Mosca a gratis, e il grande condottiero che fa? Si rimangia la mozione, china la testa e vota il testo della maggioranza. Però oh, "con mille distinguo".
Ma che cazzo di guerra è questa, Vannacci? Fai il duro nei libri e nei comizi di provincia, poi appena vedi un dossier economico vero batti in ritirata più veloce di un imboscato qualsiasi. Volevi fare l'assalto alla diligenza sovranista e ti sei ritrovato a reggere la coda a chi ti ha appena sbugiardato in diretta.
Altro che incursore, qui siamo al livello del soldatino di piombo che si scioglie appena accendono il termosifone. Rigorosamente alimentato a gas non russo, ovviamente.
Beccàto!