La rivoluzione di Garavaglia col naso da pagliaccio
Annunci la rivolta contro Salvini e poi dici che stavi solo scherzando per goliardia? Caro senatore, per fare le rivoluzioni serve fegato, non le battutine da osteria per poi nascondere la mano.
Allora, Garavaglia. Ti svegli la mattina, chiami i giornali e annunci la grande rivolta. La fronda del Nord, il congresso, la sfida a campo aperto contro il Capitano. Per un attimo, giuro, ho pensato: toh, qualcuno nella Lega ha tirato fuori gli attributi.
E invece no. Neanche il tempo di mandare in stampa l'intervista che già fai marcia indietro sgommando. «Mi piace la vena goliardica, forse ci candidiamo e ci divertiamo». Goliardia? Ma quanti anni hai, senatore? Sei al congresso del primo partito del centrodestra o all'elezione del rappresentante d'istituto del liceo?
Io la chiamo in un altro modo. La chiamo la sindrome del leone da tastiera prestato al Senato. Volevi fare il Masaniello padano, dare voce ai governatori col mal di pancia, ma appena hai visto l'ombra di Salvini ti sei messo il naso rosso da pagliaccio sperando di farla franca con una risata.
La verità è che per fare le rivoluzioni serve fegato. Se tiri il sasso e nascondi la mano dietro la maschera di Carnevale, non sei un ribelle. Sei solo uno che ha sbagliato mestiere.
Beccàto!