Ilaria Salis ha scambiato un cavillo per un trionfo
Annullata la condanna per un vizio di notifica, l'eurodeputata esulta sui social parlando di "ragioni riconosciute". Peccato che il tribunale non sia mai entrato nel merito.
Allora, compagna Salis. Parliamoci chiaro. Ti portano in tribunale due tuoi ex assistenti parlamentari accusandoti di licenziamento ingiustificato. Arriva una mazzata da trecentomila euro in primo grado. Poi, miracolo a Milano: la Corte d'Appello annulla tutto. E tu che fai? Piazzi la faccetta sorridente sui social, le dita a V in mondovisione e scrivi che le tue ragioni sono state riconosciute.
Riconosciute da chi, di grazia? Dal postino? Perché la sentenza non dice affatto che avevi ragione tu e torto i lavoratori. Dice che c'è stato un vizio di forma nella notifica. Un cavillo burocratico, una scartoffia compilata male. Il processo deve ripartire da zero. Ma tu festeggi come se avessi appena espugnato il Palazzo d'Inverno del diritto del lavoro.
Ne ho visti di paraculi in questo mestiere, ma spacciare un difetto di notifica per un'assoluzione politica nel merito è un capolavoro di faccia tosta che merita quasi rispetto. Fai la paladina degli oppressi, ma quando tocca al tuo portafogli ti salvi grazie alla peggior burocrazia azzeccagarbugli, ed esulti pure sperando che nessuno legga le carte. Solo che io le ho lette.
Beccàta!