Il finto pensionamento per puntare dritto al Quirinale
Casini annuncia l'addio al Parlamento dopo 44 anni per "fare spazio". Ma la scusa democristiana sul Quirinale non inganna nessuno: non è un ritiro, è un trasloco tattico.
Caro Pier Ferdinando. Quarantaquattro anni ininterrotti di Parlamento. Sei entrato alla Camera che la gente girava col walkman e il Commodore 64 era fantascienza, e ci sei rimasto attraverso Repubbliche, crisi, ribaltoni e pandemie. Un record di sopravvivenza che fa sembrare i tardigradi degli animali delicati.
E adesso, con la voce rotta dalla saggezza, vai al Corriere ad annunciarci che nel 2027 non ti ricandidi. Che vuoi "cedere spazio". Che sacrificio, senatore. Che eroismo civico ritirarsi dopo mezzo secolo a spese nostre. Quasi mi commuovevo, giuro.
Poi però ti fanno la domandina sul Quirinale. E lì, il capolavoro. Il riflesso condizionato della balena bianca che non muore mai: "Al Colle non ci si candida, si viene eletti".
Ma a chi la vuoi dare a bere? Io l'ho capito, e l'hanno capito tutti quelli che stamattina hanno letto quell'intervista sputando il caffè. Non stai affatto andando in pensione. Stai solo liberando la scrivania per prepararti il trasloco sul colle più alto di Roma. Fai il passo indietro tattico per prendere la rincorsa. La finta modestia democristiana è solo il tuo trampolino di lancio.
Non fare il pensionato umile con me.
Beccàto!