Il toto-morti in diretta e le lacrime di coccodrillo
Non è il cinismo della lavagna a fare pena, ma la stupidità di sbatterla su Instagram. E le scuse in lacrime? Un capolavoro di ipocrisia catodica.
Allora, Elisa. Parliamoci chiaro. Lavori in televisione, il tempio dorato delle apparenze, hai un programma nuovo di pacca sulla rete ammiraglia. E cosa fai? Inquadri casualmente su Instagram il toto-morti della redazione. Una lavagna gigante con Banfi, Mogol e il Capo dello Stato in attesa della falce.
Guarda, non ti farò la predica. Ogni redazione, ogni ufficio, ogni maledetto bar di provincia ha la sua lista nera. È cinico? Certo. Ma siamo umani, esorcizziamo l'inevitabile scommettendoci su. Io non mi indigno per la lavagna. Io mi esaspero per la monumentale, incomprensibile stupidità di spiattellarla sui social.
Il problema non è il cinismo, è il dilettantismo. E poi il capolavoro finale: la telefonata in lacrime a Lino Banfi. I singhiozzi. Ma per favore. Ti hanno beccata con le mani nella marmellata macabra e provi a uscirne facendo la vedova inconsolabile di gente ancora viva? Non piangi perché hai fatto la lista, piangi perché hai premuto "pubblica". La prossima volta, metti il telefono in tasca e lascia che la falce faccia il suo lavoro senza filtri Instagram.
Beccàta!