Caterina, il 1954 ha chiamato: rivuole il suo vocabolario
In diretta su Rai 1 torna il termine «mammo». Un viaggio nel tempo per ricordarci che la tv del pomeriggio tratta ancora un padre che fa il padre come un fenomeno da baraccone.
Allora, Caterina. Spiegami bene, perché forse mi sono perso un passaggio temporale. Siamo nel duemilaventisei o negli anni Cinquanta a sorseggiare un Cynar davanti al Carosello?
Ieri, in fascia protetta, hai guardato Aurora Ramazzotti e le hai chiesto se il marito fosse rimasto a Milano a «fare il mammo». Il mammo. Ti giuro, ho sentito un brivido freddo lungo la schiena, lo stesso di quando sento dire che «una donna di casa sa sempre cosa serve a una famiglia».
Mettiamo in chiaro una cosa: io non sono un moralista, me ne frega zero del politicamente corretto. Ma mi fa impazzire la pigrizia. Un padre che sta col proprio figlio di tre anni non sta *facendo il mammo*. Sta facendo il padre. Fine. Non sta mettendo in scena una parodia del ruolo materno, non è un baby-sitter di lusso caduto dal cielo.
Il problema non è la gaffe in sé, è il retropensiero. È quella televisione del pomeriggio che tratta la normalità genitoriale come un evento esotico da circo, con quel tono da zia stupita al pranzo di Natale. «Oh, guarda, l'uomo sa cambiare un pannolino! Dategli una medaglia».
Un padre che fa il padre non è una notizia. Lo diventa solo se, in fascia protetta, c'è ancora qualcuno che si stupisce.
Beccàta!