Quando i miei analisti di due diligence valutano una società di logistica integrata, il primo segnale di liquidazione imminente è l'approvvigionamento sconsiderato. Nessun operatore sul mercato ordina uno stock massiccio di inventario in vista del picco stagionale senza aver prima rogitato o affittato il contratto d'affitto per i fulfillment center in cui stoccarlo. Qualsiasi stagista al primo anno in una banca d'affari comprende che l'overstocking senza infrastruttura brucia cassa. Il governo italiano, al contrario, ha deciso di adottare un modello di business decisamente più creativo per la gestione dell'ordine pubblico, invertendo la gravità della catena di approvvigionamento con un'arroganza manageriale che trovo quasi ammirevole.
Con il nuovo decreto sicurezza, l'esecutivo ha lanciato una campagna di acquisizione ostile spietata, allargando l'imbuto di conversione e testando il mercato con un primo lotto di 220 minorenni portati in questura nel capoluogo lombardo. Per facilitare l'operazione di immagazzinamento, hanno abbattuto i requisiti minimi di conformità del prodotto: ora un lotto umano di 14 anni viene presunto capace fino a prova contraria, quindi responsabile, e quindi pronto per la lavorazione penale intensiva. Hanno persino esteso il periodo di ritenzione a magazzino, portando i tempi di giacenza a bilancio fino a 12 anni per chi organizza o promuove gruppi violenti.
Il vero capolavoro di distruzione di valore emerge però adesso, nel momento in cui il consiglio di amministrazione della coalizione ha iniziato a litigare sulle infrastrutture di stoccaggio a valle. Hanno deliberato l'incremento degli ingressi, ma non hanno un solo metro quadro agibile dove stoccare la materia prima. Da una parte, secondo la Repubblica, il ministro della Giustizia Carlo Nordio propone di utilizzare alcuni reparti dei penitenziari per adulti, destinandovi le nuove quote giovanili. Infilare l'eccesso di offerta nelle strutture già svalutate e fatiscenti è una spietata ottimizzazione dei costi fissi: è la classica mossa di un liquidatore che usa i capannoni in perdita come hub di smistamento per la merce fallata.
Dall'altra parte della barricata consiliare, sempre secondo la Repubblica, un'azionista di minoranza rumorosa come Letizia Moratti frena l'intera catena di montaggio. Rifiuta l'espansione dei poli logistici tradizionali e pretende di dirottare il nuovo inventario verso le comunità educative, invocando percorsi di recupero in nome di una rigorosa, e fastidiosissima, compliance ESG. Questa è una visione puramente sentimentale in cui si spera di aumentare il valore del lotto tramite manutenzione psicologica intensiva, un investimento a lunghissimo termine con tassi di rendimento aleatori che nessun fondo speculativo sano di mente avallerebbe mai in assemblea.
Il risultato netto è un collo di bottiglia operativo che paralizza la filiera, un disastro gestionale che mi riempie di sincero entusiasmo speculativo. Hanno normato un aumento vertiginoso della domanda di celle, ma l'offerta immobiliare è bloccata dalle faide interne ai soci che discutono sulla destinazione d'uso. Nel settore privato, un management che aumenta deliberatamente i volumi di carico senza avere i capannoni per accoglierli verrebbe decapitato alla prima trimestrale utile, aprendo la strada a fondi predatori come il mio per rilevare tutto a prezzi stracciati.
Il mercato non ha sentimenti, ma ha fiuto per i capannoni vuoti.