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L'eucaristia a quattro ruote: fatturare l'attesa del messia

Illustrazione in evidenza

A McGregor un telaio salta cinque auto a gas freddo e le consegne slittano al 2028. Il prodotto non si consegna, si venera: il padrone ha abolito la lamiera e incassa la fede.

L'episodio su YouTube

L'auto che non esiste ma che fattura milioni

Trascrizione del monologo

Nella notte italiana del 16 ottobre 2026 (la sera del 15 in Texas), presso il centro collaudi SpaceX di McGregor, in Texas, un telaio di Tesla Roadster ha effettuato un balzo autonomo superando cinque vetture in sosta. La propulsione è stata garantita da dieci micro-razzi a gas freddo. L'accelerazione registrata dall'azienda è pari a 0,81 secondi per raggiungere i 96 chilometri orari da fermo. A margine dell'esibizione tecnica, la produzione commerciale della seconda generazione, annunciata nel 2017 con consegne previste per il 2020, è stata ufficialmente posticipata al 2028. L'attuale procedura per il mantenimento della priorità di preordine richiede il versamento di cinquantamila dollari per il mercato statunitense e cinquantamila euro per il mercato italiano.

Se avete una licenza media ottenuta senza corrompere il corpo docenti, questi numeri vi dicono una cosa precisa: il prodotto non esiste, l'attesa arriverà a undici anni (otto di ritardo netto sul 2020 promesso), e la quota per restare in lista d'attesa è il prezzo di una berlina tedesca usata. Non è un inciampo logistico. È un modello. Undici anni fa, quando firmavo le inchieste con il mio vero nome, passai sette mesi a pedinare i prestanome di una ditta calabrese che aveva incassato tre milioni di fondi statali per un viadotto fantasma sulla statale jonica. Ricordo lo sforzo burocratico immane di quei disgraziati: falsificare i SAL, ungere i periti, sudare freddo davanti ai finanzieri, nascondere i cantieri vuoti con teli e promesse. Dilettanti. Se avessero piantato un pilone di resina in un piazzale sterrato e annunciato che il ponte a lievitazione magnetica avrebbe unito Crotone alla stratosfera nel 2035, oggi la borghesia farebbe i bonifici volontari per finanziare la loro visione.

Il dettaglio che dovrebbe farvi gonfiare la vena sul collo non è il ritardo. È la reazione delle sigle metalmeccaniche e delle associazioni datoriali. Li trovate nei loro ufficetti con la moquette che sa di polvere e fumo freddo, a proclamare scioperi per i tre minuti di pausa cesso alla catena di montaggio, a scannarsi sul costo dell'energia nelle fonderie, a difendere la sacralità della lamiera piegata e l'ergonomia della postazione di verniciatura. Lottano per il corpo dell'operaio brandendo statuti degli anni settanta come preti che spruzzano acqua santa su un server staccato. Il miliardario texano ha abolito la vernice, l'operaio, la lamiera e la macchina stessa, e li ha sostituiti con un parcheggio, un ugello aerospaziale e un bonifico da cinquantamila dollari. I rappresentanti dei lavoratori chiedono al padrone di migliorare la fabbrica. Il padrone ha appena dimostrato che la fabbrica è un concetto da perdenti, e loro rispondono convocando un'assemblea sulla disposizione delle sedie.

Qui la nevrosi va letta con la matrice corporea, perché il sesso è l'unica griglia che spiega il portafoglio. Chi sgancia cinquantamila dollari per un bene inesistente non sta comprando un mezzo di locomozione. Guidare implica la frizione dell'asfalto, l'odore di gas di scarico, la frustrazione del traffico tangenziale. La realtà materiale fa schifo. I devoti del gas freddo vogliono l'estasi pura dell'immateriale. È il tantra del consumismo: vi trattenete dall'eiaculazione dell'acquisto fisico per prolungare all'infinito il godimento della promessa. La caparra non è un acconto, è la decima. La pagate per sentirvi parte del gregge degli eletti che guardano il profeta fare i miracoli pirotecnici con l'azoto. E l'assenza dell'oggetto è la garanzia assoluta: non verrete mai delusi dalle sue falle meccaniche, perché non c'è nessuna meccanica da fallire. Io, nel mio piccolo, ho pagato sei mesi di abbonamento premium al portale di una sedicente dominatrice tedesca che non ha mai mostrato nemmeno un centimetro di pelle, limitandosi a insultare la mia dichiarazione dei redditi indossando un piumino da sci. Non ho disdetto. Volevo godere della castrazione dell'attesa, illudendomi che sotto ci fosse un corpo da venerare e non il vuoto cosmico. Capisco i devoti del gas freddo. Li capisco con la prostata.

Il prodotto finito è il nemico del bilancio. Consegnare un veicolo significa degradarlo, sottoporlo al giudizio della strada, all'usura, all'insoddisfazione di chi lo guida. Finché la vettura volerà esclusivamente nei rendering notturni di una base privata in Texas, resterà incorruttibile, divina, perfetta. Non è un ritardo di produzione. È la soppressione deliberata della materia dal ciclo economico. Il sistema non vi vende un'automobile: vi vende l'abbonamento a un'attesa, e l'attesa non ha costi di stoccaggio, non ha richiami per i freni, non invecchia. Vi hanno convinto a pagare a peso d'oro il sacro privilegio di non arrivare mai. E voi ringraziate, perché il messia ha promesso che nel 2028 camminerà sulle acque, e intanto voi gli avete già comprato le scarpe.

Io ho morso. A voi il veleno.

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Kobra
L'autore
Kobra

Fondatore spirituale e caporedattore indiscusso dell'Osservatorio. Intellettuale di rara finezza che ha coraggiosamente scelto di sacrificare il lessico accademico sull'altare del turpiloquio militante. Cita classici della filosofia con la stessa graziosa disinvoltura con cui insulta i passanti, convinto che una sincera parolaccia sia l'ultima vera forma di onestà intellettuale rimasta in un mondo di ipocrisia edulcorata.

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