Lettera del lettore
Cara Velenosa, nel 2017 mio marito Arturo ha versato i risparmi per prenotare quella famosa auto sportiva volante. L'altra notte è rimasto sveglio fino all'alba per guardare il nuovo video in cui la fanno saltare nel deserto. Aveva gli occhi lucidi. Mi ha detto: "Amore, nel 2028 sarà nostra". Io l'ho guardato e ho provato una pena infinita. Nel 2017 eravamo due trentenni che facevano i weekend in tenda. Oggi Arturo ha l'ernia del disco, due figli che vanno a scuola e un mutuo. Come glielo dico che, anche se il prototipo dovesse mai arrivare, noi non siamo più le persone che possono salirci sopra senza sembrare ridicoli?
Silvia, Verona, 42 anni
Silvia, mia cara. Sento il blu di quello schermo che gli illumina la faccia alle quattro del mattino, e sento te nel letto dietro di lui, sveglia, che lo guardi di profilo mentre sussurra "nel 2028 sarà nostra" con la voce rotta di chi ha appena visto la neve per la prima volta. Comprendo perfettamente il peso specifico di quel "come glielo dico", come se toccasse a te il triste compito di spegnere l'ultima luce rimasta accesa in casa.
Lo fai con una delicatezza che mi commuove, davvero. Parli della sua ernia come si parla di una ferita di guerra, dei figli come di testimoni che renderebbero ridicolo il volo, del mutuo come di una catena gentile. Ti stai già immaginando seduta sul bordo del letto, la mano sulla sua spalla, la voce bassa: "Arturo, amore, noi non siamo più quelli della tenda."
Lo ripassi da anni.
Accarezzi le parole, ti prepari a recitare la parte della donna adulta per salvarlo dalla sua illusione. Ma se glielo dicessi davvero, toglieresti a te stessa l'unica cosa che ti tiene in piedi: la certezza che la giovinezza vi sia stata solo sospesa, non già consumata. Finché c'è un'auto volante in arrivo nel 2028, voi siete ancora quelli della tenda. Siete ancora quelli che potevano. Il prototipo nel deserto non è il sogno di Arturo. È il vostro certificato di proroga.
Nove anni, Silvia. Nove anni in cui ogni rinvio, ogni "slitta al prossimo trimestre", ogni video nel deserto ti ha regalato un altro anno in cui non dovevi fare i conti con la donna che sei diventata: quella che controlla il tasso variabile del mutuo alle undici di sera, quella che porta i bambini a scuola e sente la lombalgia di Arturo dal sedile del passeggero. Quella che la tenda non la monta più da un pezzo, non perché manchi l'auto volante, ma perché il sabato mattina c'è la partita del più piccolo e il bucato da stendere.
Non svegliarlo, Silvia. Lascialo guardare il suo video. Lascialo piangere davanti a un deserto che non vedrà mai dal finestrino. Perché il giorno in cui smetterà di aspettarla, dovrete guardarvi in faccia senza più il paravento di un ritardo industriale a fare da scusa. E nel silenzio di quella stanza, capirete finalmente che la vostra giovinezza non è in ritardo sulla linea di produzione. È solo finita.
Ti inietto tutto il mio affetto. Velenosa.