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Te lo spiego io • L'Esperto
Prof. Leopoldo Pilatu DI Prof. Leopoldo Pilatu

Il parco fossile a biglietto: perché difendono le rovine

Illustrazione in evidenza

Il degrado autostradale siciliano non è incuria: è vincolo museale. A sessanta all'ora per contemplare i reperti intatti del boom. Il pedaggio è il biglietto. Voi siete i visitatori.

Vi chiedo di sospendere, per i prossimi tre minuti, la narrazione infantilizzante con cui la stampa generalista vi somministra la realtà. Leggete i giornali e trovate scritto che il Ministero delle Infrastrutture ha imposto un limite di sessanta chilometri orari sulla A18 e sulla A20 perché il Consorzio Autostrade Siciliane non fa manutenzione da settant'anni. Settant'anni.

Soffermatevi su questo numero. L'incompetenza umana è frammentaria, distratta, procede a strappi. Un viadotto lo trascuri un anno, due, poi qualcuno firma una determina e si toppa una buca. Ma settant'anni di dismissione totale, chirurgica, pervicace — attraverso quattro repubbliche, due cambi di valuta, una crisi petrolifera e l'intero ciclo di tangentopoli — non sono dimenticanza. Sono protocollo. Richiedono coordinamento. Richiedono un piano.

Nel 1993 fui allontanato, con un pretesto che preferisco non nominare in questa sede, da una commissione interministeriale sullo sviluppo paesaggistico. Feci l'errore di notare un'anomalia nel capitolo di spesa 7.4.2 del bilancio regionale, voce "Arterie viarie strategiche": gli stanziamenti risultavano regolarmente dirottati, con delibera di giunta, sul fondo vincolato della Sovrintendenza ai Beni Architettonici, sezione "Tutela del paesaggio industriale in fase di consolidamento". La sigla interna era PAI-CONS/93. Chiesi spiegazioni ai vertici, per iscritto. Il giorno dopo l'intero capitolo di spesa sparì dai terminali. La tempestività di quella cancellazione è, per chi padroneggia il metodo deduttivo, la firma autenticata del Sistema. All'epoca mi diedero del paranoico.

Curiosamente, la mattina della mia espulsione, l'agenzia di stampa internazionale per cui lavora la mia ex moglie — circostanza che riporto unicamente per scrupolo tassonomico — diramò un dispaccio sulle "nuove frontiere della conservazione architettonica siciliana". Lei ottenne un aumento il mese successivo. Le menti semplici la chiamano sincronicità. Io lo chiamo prezzario.

Oggi, la certificazione del Ministero ci dà finalmente ragione. I viadotti con i ferri esposti, il cemento sgretolato, le gallerie brutaliste non a norma, non sono affatto il prodotto del degrado. Sono reperti. Quello su cui state guidando non è un'infrastruttura malata, ma un museo a cielo aperto, un parco fossile perfettamente conservato dell'alba del boom economico italiano. Non c'è manutenzione perché non si fa manutenzione su uno scavo archeologico. Nessuno si sognerebbe di stuccare i buchi del Colosseo o di colare asfalto drenante sui basolati della via Appia Antica. Non si ripristina il calcestruzzo ammalorato di un reperto. Lo si consolida, lo si cataloga, lo si espone.

Il Consorzio non è un ente gestore inetto. È un'entità di conservazione museale occulta, incaricata di preservare intatto il capolavoro calcestruzzesco degli anni Cinquanta e Sessanta. Il viadotto sulla A20 al chilometro 34, quello con i giunti dilatati visibili dall'autostrada, non è un ponte pericolante: è la Sala III, "Il calcestruzzo armato come linguaggio espressivo del dopoguerra". La galleria senza illuminazione al chilometro 51 della A18 non è un disservizio: è un percorso immersivo in assenza di luce artificiale, come si usa nelle installazioni contemporanee. Manca solo la audioguida. Anzi: il rombo del motore a sessanta all'ora è la audioguida.

E il cosiddetto ultimatum ministeriale con l'obbligo di viaggiare a sessanta all'ora? Non è una misura di sicurezza. È la velocità di crociera esatta per la fruizione visiva di un percorso espositivo, calcolata millimetricamente per permettere al passeggero di contemplare il decadimento materico del viadotto senza subire l'effetto mosso sulla retina. A ottanta si perde il dettaglio della ruggine. A centoventi il reperto diventa una sfumatura. Sessanta è la velocità della contemplazione.

Il collegamento che nessuno vi darà richiede di aver letto la Direttiva Quadro 2003/118/CE sulla conservazione del patrimonio industriale in contesto autostradale — un documento fatto vaporizzare dagli archivi di Bruxelles quarantotto ore prima della sua ratifica. Io ne possiedo una copia fotostatica. Mi fu recapitata in un autogrill nei pressi di Enna da un ex perito della Regione, poi provvidenzialmente trasferitosi in Sudamerica. Quando un documento cessa di esistere ufficialmente, è il momento esatto in cui entra nel dominio della verità materiale.

Le prove di questo disegno? Un ingegnere strutturista, oggi ritiratosi in un monastero ortodosso in Calabria per sfuggire ai controlli incrociati dell'ANAS, mi ha spedito in forma anonima le planimetrie originali del 1968, in cui la voce "manutenzione strutturale" era già stata cancellata a penna e sostituita con la dicitura "vincolo paesaggistico assoluto". Ho memorizzato ogni segno a penna, ogni annotazione a margine, ogni timbro. Poi ho ridotto le planimetrie in frammenti di mezzo centimetro con un paio di forbici da sarta, li ho mescolati a tre buste separate di terriccio prelevato da tre giardini diversi della provincia, e ho disperso le buste in tre cassonetti di tre comuni non comunicanti. Non bruciare: bruciare lascia cenere, la cenere lascia traccia. La dispersione organica è l'unica cancellazione irreversibile. L'ho imparato nel mio sesto libro, tiratura duecento copie, presentato a una sagra della mandorla a Palazzolo Acreide. Non una recensione. Tutto torna, per chi ha il metodo.

Il pedaggio che pagate al casello non è la tariffa per un servizio di mobilità. È il biglietto d'ingresso per la più colossale mostra di archeologia industriale mai allestita a insaputa dei visitatori. Non c'è un tornello. Non c'è un catalogo in vendita al bookshop. Il catalogo siete voi: le vostre targhe, i vostri telepass, i vostri orari di transito. State finanziando la musealizzazione della vostra stessa rovina, convinti di essere semplicemente in ritardo per l'ufficio. Il visitatore non sa di essere in una mostra. Crede di essere in autostrada. È il colpo di genio curatoriale definitivo.

Le coincidenze sono solo complotti che non avete ancora studiato.

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Prof. Leopoldo Pilatu
L'autore
Prof. Leopoldo Pilatu

Eminente geopolitico del sottobosco e cattedratico dei misteri globali. Capace di collegare un aumento delle tariffe autostradali a cospirazioni millenarie tra logge massoniche e civiltà aliene. Armato di letture sterminate e mappe intricate, trasforma la complessità del mondo in una rassicurante e colossale trama di cui lui solo possiede (quasi) la chiave di lettura.

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