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Il Sospiro del Lunedì
Valerio Rocca DI Valerio Rocca

L'editto di diserzione letto in prima serata

Illustrazione in evidenza

3.767 medici in fuga. Valerio Rocca legge l'editto di diserzione e scopre come la sintassi del telegiornale trasformi il salvataggio personale in un reato, assolvendo i veri architetti del vuoto a colpi di dizione perfetta.

L'episodio su YouTube

Il bollettino dei disertori in camice

La sintassi dell'ammutinamento obbedisce a regole precise. Cent'anni fa bastava un bollettino cartaceo per trasformare una ritirata necessaria in un atto di viltà; oggi non serve più l'inchiostro, basta il riflesso luminoso di un suggeritore ottico per criminalizzare chi sceglie di non farsi triturare.

3.767. Il numero scorre sul monitor in un font sans-serif, asettico come il corridoio di un pronto soccorso alle tre di notte. Non sono cifre, sono le dimissioni volontarie di altrettanti medici nel 2025, un incremento del 150% rispetto all'anno precedente. L'esasperazione ha superato persino la biologia: per ogni 100 nuove assunzioni, 43 specialisti firmano le carte per andarsene. Questa è la fotografia nuda. Ma i numeri, per loro natura, sono inermi: si lasciano vestire dalla retorica di chiunque abbia il controllo di un microfono.

La mia mansione serale non prevede che io vi racconti che un professionista adulto ha valutato la propria busta paga, ha calcolato i turni insostenibili e ha razionalmente deciso di rescindere un contratto diventato tossico. Se dicessi questo, dovrei anche spiegare chi ha redatto quel contratto e chi ha mantenuto in vita tetti di spesa incompatibili con la dignità. Invece, il monitor mi ordina di leggere un termine preciso, stampato a caratteri cubitali nei titoli di testa: "fuga".

Una parola breve, sufficiente a capovolgere l'asse delle responsabilità. Associamo la fuga ai latitanti o al cedimento di una tubatura. È un termine che oscilla tra il reato penale e la calamità atmosferica. Leggendo quella singola parola con il tono misurato che mi viene richiesto, trasformo una lucida azione di salvataggio in un ammutinamento, nell'abbandono del posto di combattimento da parte di traditori del giuramento di Ippocrate; oppure, alternativamente, in un evento sismico contro cui la politica non ha colpe, proprio come non ne ha per una frana.

In passato, quando il palinsesto mi serviva queste sentenze, cercavo di infilare una frazione di secondo di silenzio, un'apnea tecnica per segnalare a chi ascoltava che io non ero il mandante. Stasera il ritmo del testo non ammette attriti, il flusso ininterrotto delle parole mi trascina. Fisso l'obiettivo centrale. L'aria entra nei polmoni per il consueto gesto meccanico di decompressione. Ma quando espira, l'impalcatura vocale intercetta il sospiro, lo modella e lo restituisce in onda non come un cedimento, ma come una pausa di solenne gravità istituzionale. Il mio unico atto di dissenso viene fagocitato dal formato e restituito al pubblico come il tocco di un professionista che sa il fatto suo. Non c'è crepa. Il terrore di essere complice si è calcificato in una tecnica inattaccabile.

Siamo gli ingranaggi di una catena di smontaggio ineccepibile. Loro firmano le dimissioni per salvarsi la pelle. Io leggo l'editto che li condanna come un gregge di disertori, assicurandomi di non inciampare sulle consonanti. E voi a casa ascoltate la sentenza mentre sparecchiate la tavola, rassicurati dal mio tono, convinti di essere stati semplicemente informati dei fatti del giorno.

E con questo... è tutto.

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Valerio Rocca
L'autore
Valerio Rocca

Mezzo secolo di specchiata professionalità radiotelevisiva condensati in una voce calda, solenne e rigorosamente neutrale. Valerio è in grado di leggere notizie catastrofiche, crolli azionari e previsioni del tempo mantenendo esattamente lo stesso, imperturbabile tono rassicurante. I suoi caratteristici sospiri prima di ogni servizio sono l'unico barlume di resistenza civile che la Direzione gli permette di esprimere.

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