In riscontro alla nota di reclamo protocollata al n. 4492/B, con cui le sigle sindacali denunciano un presunto "collasso" a fronte del passaggio da 1.503 dimissioni nel 2024 a 3.767 nel 2025, si deve preliminarmente rilevare un'improprietà terminologica che denota scarsa dimestichezza con l'ingegneria contabile. Il segretario sindacale definisce il tetto di spesa un "vincolo anacronistico". Tale qualificazione è giuridicamente infondata e, soprattutto, proceduralmente irrilevante.
Esprimo formalmente la mia più sentita e protocollare vicinanza al disagio avvertito dall'utenza, ma l'interpretazione della norma appare viziata da un errore di forma che è, prima ancora che giuridico, concettuale. L'architettura normativa non mira, come una lettura sommaria del dettato potrebbe indurre a ritenere, alla mera erogazione del servizio clinico, bensì all'armonico e inalterato equilibrio dei vincoli di finanza pubblica. È opportuno precisare che tale equilibrio non richiede, né ha mai richiesto, la presenza fisica di un medico in corsia. Richiede esclusivamente che il capitolo di bilancio corrispondente non ecceda lo stanziamento. Il resto è logistica imputabile alle direzioni sanitarie.
La circostanza per cui il quadro vigente imponga alle Aziende Sanitarie di erogare 457,5 milioni di euro nel 2024 per prestazioni a gettone non configura alcun collasso, bensì il trionfo del compartimento stagno, che da oltre vent'anni garantisce l'immunità dell'Erario da impegni pensionistici imprevisti. Vent'anni. Undici governi, sei riforme sanitarie annunciate, zero modifiche sostanziali al meccanismo di copertura. Mi permetto di osservare, con la sobria soddisfazione di chi ha presidiato la scrivania giusta, che questa immobilità non è inerzia: è presidio. È la dimostrazione che il sistema funziona esattamente come fu concepito, a condizione che nessuno lo tocchi.
Si contesta con toni allarmistici la proporzione tra cessazioni e nuove assunzioni a tempo indeterminato. Sotto il profilo procedurale, tuttavia, l'emorragia di camici bianchi costituisce la risoluzione pacifica di un contenzioso potenziale. Il dipendente in ruolo è una criticità strutturale: genera progressioni di carriera, malattia, TFR, contenzioso sindacale. La prestazione occasionale genera una fattura. Il legislatore, nella sua lungimirante prudenza, ha permesso di allocare tale spesa alla voce "acquisto di beni e servizi", lasciando intatto e inviolato il tetto di spesa sul personale. Il medico che si dimette non scompare: si trasforma in una limpida e asettica fattura elettronica, priva di ferie, di sciopero e di opinione.
Il sistema non è in crisi; si sta purificando dalla gravosità amministrativa del capitale umano per abbracciare la leggerezza contabile della prestazione d'appalto. L'eventuale aggravio economico per la singola ora lavorata, rigorosamente calmierata dal massimale di 85 euro lordi, non configura spreco, bensì fisiologico costo di assicurazione contro il rischio contrattuale, perfettamente allocato nel perimetro dei consumi intermedi.
La documentazione è agli atti. Il bilancio è in pareggio. Il cittadino che ravvisasse un disservizio è tenuto a farne segnalazione nelle forme previste.
Qualora si ravvisassero disguidi temporali dovuti all'avvicendamento dei fornitori d'opera, si invita l'utenza a compilare il modulo QD-11/septies (Dichiarazione di presa visione del turn-over terapeutico), da inoltrare in triplice copia alla direzione sanitaria.
Tutto perfettamente a norma di legge.