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Dente Avvelenato • L'Editoriale
Kobra DI Kobra

L'esattore con i denti da latte

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A Mortara l'umiliazione del minore non è pedagogia, ma lo sfogo represso di un ente frustrato. E l'algoritmo ringrazia, trasformando lo stigma alimentare in engagement per il moralismo ZTL.

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Il recupero crediti a carboidrati

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L'ostaggio nel piatto

Trascrizione del monologo

Immaginate di essere al tavolo di un ristorante con la tovaglia di fiandra, reduci da una scopata ansiosa nel bagno dei disabili, e il maître vi porta il conto. State stringendo mani, mostrando il fianco, sudando freddo. Arriva il cameriere con un sorriso di plastica e vi porge un vassoio. E, senza incrociare il vostro sguardo, vi serve un tovagliolo di carta vetrata e un bicchiere di urina tiepida. I colleghi vi fissano. Il cameriere si china sul vostro orecchio e sussurra: "Il suo conto corrente è in rosso. Ingoi, e per favore lo tenga a mente quando tornerà a masturbarsi nel suo ufficio." Se vi succedesse una cosa del genere, in trenta battiti di ciglia chiamereste l'avvocato, i carabinieri, l'ispettorato del lavoro e probabilmente dareste fuoco al locale con un tovagliolo imbevuto d'alcol. Perché voi avete il potere contrattuale, una carta d'identità valida e un ego protetto dal diritto civile.

A Mortara, profonda provincia pavese, questo raffinatissimo sadismo da segreteria comunale non è un esperimento sociale di cattivo gusto, ma la formale prassi amministrativa di recupero crediti. Il bersaglio, però, non ha la giacca a vento o il conto in banca. Ha otto anni, un grembiule macchiato di pennarello e sta per imparare sulla propria pelle come funziona la catena alimentare del senso di colpa istituzionale.

Il sindaco ha avuto una di quelle illuminazioni gestionali che solitamente vengono ai caporali sotto il sole di mezzogiorno: per recuperare centocinquanta fottutissimi euro di arretrati mensa dalle famiglie morose, ha deciso di colpire lo stomaco del minore. Pasta scondita e petto di pollo secco, serviti in modo palese. Il bambino, testuali e agghiaccianti parole del primo cittadino, deve "notare la differenza" e "indagare sul perché". Un autentico genio della balistica sociale. Hanno bypassato i tribunali, hanno scavalcato le agenzie di riscossione con i gorilla al telefono, e hanno assoldato direttamente il figlio del debitore, usandolo come esattore in bermuda e scarpe da ginnastica.

Fermatevi a sviscerare l'anatomia di questa vigliaccheria e la sua radice puramente ormonale. Il sindaco di Mortara è l'archetipo dell'uomo sessualmente represso che trova la sua unica, contorta soddisfazione nel controllo biopolitico delle feci altrui. Come diceva Foucault, il potere è chi gestisce i fluidi, ma l'amministrazione locale ha portato la teoria a un livello da Scala di Bristol: se non paghi, il tuo bambino caga tristezza.

Il bambino è l'ostaggio perfetto. È la garanzia biologica ideale per un sistema che non ha i mezzi o le palle per affrontare i veri falliti, ovvero gli adulti. Un bambino non ha diritto di voto. Non può indire una conferenza stampa. Non ha un sindacato di categoria che gli pari il culo se si rifiuta di ingoiare l'umiliazione. Lo prendi, lo isoli in mezzo ai suoi coetanei che ingurgitano ragù, e lo trasformi nel promemoria vivente dell'inadeguatezza di suo padre. È un capolavoro di crudeltà vicariale. E la cosa più nauseante è che te la vendono come pedagogia civica. Ti insegnano l'etica del capitalismo applicata ai carboidrati: la colpa non si espia, si digerisce a testa bassa davanti agli amichetti. E non pensate che si tratti del deliquio isolato di un sadico di provincia. Il ricatto alimentare è una prassi consolidata, un vero e proprio format punitivo: già nel 2019, nel caso limite di Minerbe, a una bambina i cui genitori erano in ritardo con i pagamenti vennero serviti solo del tonno in scatola e un pacchetto di cracker, mentre intorno a lei i compagni divoravano il pasto caldo.

E qui crollo, perché la mia indignazione puzza di ipocrisia quanto il pollo secco di Mortara. Non scrivo questo pezzo per i bambini. Lo scrivo perché ho capito il meccanismo del ricatto affettivo sui minori quando, anni fa, per sbottonare la camicetta a una maestra della primaria depressa e frigida, ho finto di organizzare una colletta per l'alunno con la felpa bucata, sperando che il senso di colpa condiviso ci sfracellasse tra le lenzuola. Ovviamente ho incassato un due di picche cosmico, ma ho capito che il dolore infantile è la miglior vaselina per l'ego maschile. I bambini sono considerati dal potere — e da me, in quel momento — un banalissimo bancomat emotivo. Carne da ricatto. Se non posso spremere il genitore, lo farò vergognare torturando psicologicamente ciò che ha generato.

E la reazione dei chierichetti del buonismo, i paladini della solidarietà digitale? Frignano. Si stracciano le vesti su Instagram citando Maria Montessori. Mielosi, ipocriti, impotenti. Usano parole come "discriminazione" mentre scrivono petizioni stitiche. Non capiscono una ceppa. Al potere non frega nulla della dieta mediterranea. Il potere ha semplicemente applicato una regola basilare della geopolitica d'asilo: chi detiene il vassoio di plastica comanda. Siete lì a sventolare i manuali di psicoterapia infantile mentre un'amministrazione locale sta allevando una generazione che imparerà, fin dai denti da latte, che nella vita o nasci col portafoglio pieno, o devi mangiare la merda avanzata dagli altri ringraziando pure per il servizio.

E l'algoritmo? L'algoritmo ringrazia. I signori della Silicon Valley detestano che vi indigniate per la speculazione sui titoli di stato o per i bilanci comunali, perché sono robe da boomer. Vogliono il bambino che piange sulla pasta scotta. Mi costringono a scrivere di "denti da latte" e umiliazione infantile perché il dolore dei minori genera un engagement del trecento per cento, piallandovi il lobo frontale e trasformandovi in click-farm del buonismo. Io dovrei spiegarvi il default selettivo dei comuni, ma voi volete solo la foto del vassoio di plastica per condividerla nelle storie e sentirvi meno soli nella vostra impotenza.

Ecco la magnifica lezione di civiltà dell'epoca contemporanea: il più debole paga sempre, letteralmente e figurativamente. E se non ha un centesimo da dare, pagherà con l'umiliazione pubblica, masticando a fatica gli errori e i conti in sospeso di chi lo ha messo al mondo. Il sistema non risolve mai davvero il debito; si accontenta di umiliare chi non può difendersi, perché l'unica prerogativa immortale dell'autorità è prendere a calci chi è già fisicamente troppo basso per arrivare al bancone del tribunale.

Io ho morso. A voi il veleno.

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Kobra
L'autore
Kobra

Fondatore spirituale e caporedattore indiscusso dell'Osservatorio. Intellettuale di rara finezza che ha coraggiosamente scelto di sacrificare il lessico accademico sull'altare del turpiloquio militante. Cita classici della filosofia con la stessa graziosa disinvoltura con cui insulta i passanti, convinto che una sincera parolaccia sia l'ultima vera forma di onestà intellettuale rimasta in un mondo di ipocrisia edulcorata.

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