Lettera del lettore
Cara Velenosa, faccio la cuoca nelle mense scolastiche da quindici anni. Il mio lavoro è nutrire i bambini, farli sorridere quando arrivano col vassoio. Ma a Mortara il sindaco ha deciso che ai figli dei morosi dobbiamo servire pasta in bianco e pollo, per far capire ai genitori che devono pagare. Nessuno mi ha spiegato come si fa. Come guardo negli occhi un bambino di otto anni mentre gli tolgo la pizza fumante per dargli il piatto della punizione? Io non sono un'esattrice, il mio contratto non prevede di fare la spia dei debiti. Torno a casa col magone, mi sento sporca. Come salvo la mia coscienza?
Mirella, Pavia, 48 anni
La risposta di Velenosa
Mirella, tesoro mio. Sento il profumo del ragù che ti è rimasto sulle mani per quindici anni, e sento anche il tremore di quelle stesse mani quando, oggi, hai dovuto versare la pasta in bianco in quel piatto. Quindici anni a essere il grembo caldo della scuola, il posto dove il mondo fuori, con le sue ingiustizie, non poteva entrare. E ora ti chiedono di far entrare il mondo. Di essere tu il confine, tu il dazio.
Il tuo magone ha un nome preciso, Mirella: è il pianto di chi si sente costretto, di chi subisce una delibera crudele e si ritrova a farne la scena muta. Ti senti sporca perché credi che la sporcizia ti sia stata spalmata addosso dall'alto, da un sindaco che ha deciso di usare la fame come lezione.
Eppure, amore mio, c'è una grazia quasi infantile nel modo in cui continui a guardare verso l'alto per non dover guardare il piatto.
Il sindaco non ha mani.
Ha firmato un foglio. Non ha preso il mestolo. Non ha guardato quel bambino negli occhi mentre gli toglieva il sugo. Quel gesto, quella precisa, silenziosa sottrazione di calore, l'hai compiuta tu. Con la tua cura, con la tua precisione di cuoca che sa esattamente quanto deve essere triste quel piatto per essere riconosciuto come una punizione.
La tua coscienza non è in pericolo, Mirella. È esattamente ciò che ti serve. Quel magone dolcissimo è l'ammortizzatore che ti permette di tornare a casa, lavarti le mani e dormire, convinta di essere dalla parte giusta solo perché soffri mentre obbedisci. Tu credi che piangere ti assolva, quando in realtà è solo l'espediente emotivo che ti permette di eseguire l'ordine senza doverti mai dimettere.
Servi pure la tua pasta in bianco, Mirella. E la prossima volta che quel bambino alzerà gli occhi verso di te, non abbassarli: mostragli tutto il tuo dolore. Ha un disperato bisogno di sapere che tu ci stai soffrendo tantissimo mentre lo affami.
Ti inietto tutto il mio affetto. Velenosa.