Lettera del lettore
Gentile Velenosa, ho comprato i nuovi occhiali smart per un motivo dolcissimo. Ho due figli piccoli e mi accorgevo che ogni volta che tiravo fuori il telefono per fare un video, loro si mettevano in posa, perdendo ogni naturalezza. Volevo catturare la loro vera essenza, i sorrisi spontanei, senza l'ingombro di un obiettivo puntato in faccia. Così ora registro a mani libere mentre gioco con loro. Eppure, mio marito si è infuriato. Sostiene che li sto spiando, che in casa nostra non ci si sente più liberi di fare capricci o sbagliare senza finire in un archivio. Ma io voglio solo conservare i ricordi più puri. Perché trattenere la bellezza dovrebbe essere considerato un reato?
Elena, Padova, 36 anni
Elena, mia cara. Sento fisicamente quanto ami i tuoi bambini. C'è un istinto così protettivo, quasi primordiale, nel tuo disperato tentativo di fermare il tempo prima che li cambi per sempre. Vuoi conservare l'attimo esatto in cui sorridono, puri e inconsapevoli, per potertene nutrire nei giorni in cui quella magia infantile sarà inevitabilmente sfumata. È un desiderio di una tenerezza che commuove.
E comprendo perfettamente la tua frustrazione davanti al telefono. Quando i tuoi figli si mettono in posa, ti stanno dicendo che si sono accorti di te. Stanno tracciando un minuscolo, sanissimo confine tra ciò che provano e ciò che vogliono mostrarti. E la tua lettera racconta, senza volerlo, il modo squisito in cui quel confine lo hai attraversato: non forzandolo, non violandolo — semplicemente smettendo di annunciarti. Hai abolito la loro privacy per il dolcissimo scopo di amarli meglio.
Tu li stai imbalsamando.
Tuo marito, nella sua furia, ha sbagliato perfino la parola: ha detto che li stai spiando, e tu ti sei offesa, perché tu non spii — tu conservi. Ma non è la sorveglianza, il punto. È che nella tua casa sta scomparendo una cosa che nessuno nomina più, perché nessuno può più permettersela: il diritto all'oblio. Quel diritto sacro, e quasi sempre silenzioso, di essere brutti, tristi, sbagliati — e di non ritrovarselo addosso per sempre. Da te, ogni capriccio diventa reperto. Ogni sfogo, prova d'archivio.
E come fai a non accorgerti, amore mio, che chi registra tutto a mani libere non sta vivendo il momento, ma lo sta solo rubando? Hai delegato il ricordo a una lente, e la lente, a differenza di una madre, non protegge. Tra vent'anni non avrai il profumo della loro nuca. Avrai terabyte di nitidezza.
Continua pure a registrare, Elena. Avrai esattamente ciò che desideri. E tra vent'anni, nel silenzio della tua casa, potrai indossare di nuovo i tuoi occhiali e scorrere quei chilometri di video perfetti. Saranno un conforto meraviglioso. Saranno l'unico posto al mondo in cui i tuoi figli non avranno ancora imparato a doversi difendere da te.
Ti inietto tutto il mio affetto. Velenosa.