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Dente Avvelenato • L'Editoriale
Kobra DI Kobra

Venditori Avon in mimetica: la castrazione burocratica del guerriero

Illustrazione in evidenza

La Procura militare indaga sui soldati che smistano tessere per il partito di Vannacci. Ma il vero scandalo non è il presunto eversivismo: è la riconversione professionale di chi baratta la letalità della trincea per il patetico brivido di un gazebo elettorale, mentre la sinistra li tratta da golpe per regalargli un'erezione.

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Il tracollo ormonale del guerriero

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Il tracollo ormonale del guerriero

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Immaginate un pornodivo, uno di quelli con un attrezzo idraulico progettato appositamente per perforare l'anima, che nel bel mezzo di un'orgia in un seminterrato di Budapest si ferma di colpo, si abbottona una camicia di flanella fino al collo e inizia a spiegare ai presenti le agevolazioni fiscali per il catasto energetico. È una tragedia. Una castrazione cosmica. Un tradimento della propria natura biologica e vocazionale che farebbe piangere sangue a Schopenhauer e a chiunque abbia un minimo di decenza estetica.

Eppure, questa esatta, patetica e volontaria mutilazione dell'identità è ciò che sta accadendo ai nostri gloriosi corpi armati, grazie al circo equestre messo in piedi da Roberto Vannacci e al suo "Futuro Nazionale".

Se leggete l'inchiesta di Millennium, "Romanzo generale", e guardate il motivo preciso per cui la Procura militare ha dovuto aprire un fascicolo d'indagine, vi accorgerete che non siamo di fronte a un colpo di stato strisciante. Siamo di fronte al più triste riconvertimento professionale della storia repubblicana: gente addestrata a uccidere in quaranta secondi che ora impara a gestire un gruppo Telegram di sezione e a compilare il modulo di adesione in triplice copia. Ci sono militari in servizio attivo che, stando alle denunce sindacali, starebbero facendo proselitismo, smistando tessere, organizzando la base territoriale del partito.

Fate il calcolo. Lo avete mai visto un modulo di tesseramento? Tre pagine. Codice fiscale, residenza, dichiarazione di non appartenenza ad altre formazioni, consenso al trattamento dati, firma autografa. Roba che ci vuole più pazienza che per montare una cucina IKEA senza istruzioni. E questi qui, che dovrebbero saper distinguere un calibro 5.56 da un 7.62 al buio, passano le serate a spiegare a un pensionato di Rovigo dove mettere la crocetta per il consenso privacy.

Fermatevi a sviscerare l'iperbole al contrario. L'esercito. L'istituzione che Max Weber definiva la detentrice del monopolio legittimo della forza fisica. L'entità primordiale addestrata per uccidere, saltare in aria, sgozzare nemici nel fango e presidiare i confini della nazione, che improvvisamente decide di abdicare al sudore, al sangue e al rischio per dedicarsi alla più squallida, castrante e insopportabile delle attività umane: il tesseramento di un partito politico.

Hanno preso la mistica guerriera e l'hanno infilata nel fottuto Bimby per farne una pappetta da gazebo elettorale. Vannacci nei sondaggi viaggia tra il quattro e il sei per cento — numeri da lista civica di paese, non da partito nazionale. Eppure i militari ci si buttano dentro come se stesse per scoppiare una guerra civile. Ma quale guerra civile? Per litigare su chi debba portare i volantini stampati male alla fiera del tartufo di Norcia. Hanno scambiato la trincea con lo stand della Folletto.

Il militare che fa il galoppino politico non è un eversore costituzionale, è un disperato. Vuole l'odore dell'autorità, ma non ha nessuna intenzione di beccarsi una fucilata vera o di rischiare la corte marziale per ammutinamento. Vuole comandare, ma comandare cose che non contano: l'ordine del giorno della riunione, il turno di presidio al banchetto, la quota del tesoriere di sezione. Quindi ripiega sulla gerarchia burocratica di una moscissima sezione di partito, dove l'arma più letale è una chat di coordinamento su Telegram non silenziata. Il soldato che ieri puliva il fucile oggi pulisce la mailing list. La stessa cura, la stessa disciplina, applicata al nulla.

Devo ammetterlo, però. Il mio fastidio bruciante per questa metamorfosi – da Rambo a travet della segreteria – poggia su basi di un'ipocrisia che puzza di formaggio scaduto. Io mi scaglio contro questi soldati che cercano il comfort del politicantismo perché ci riconosco dentro la mia stessa, identica vigliaccheria. Ho passato la giovinezza a fare il reporter d'assalto, a sfidare le mafie degli appalti nascondendomi nei parcheggi, e ora il mio brivido più estremo, la mia dose settimanale di pura adrenalina, consiste nel fissare lo spioncino della porta per tre minuti di fila prima di ritirare la cena da Deliveroo, terrorizzato che il rider pakistano sia un sicario mandato da qualche costruttore edile a cui ho rotto i coglioni dieci anni fa. Condividiamo la stessa traiettoria patetica: fuggire dalla linea del fuoco per rifugiarci nell'ansia borghese. Loro usano la tessera di Vannacci, io uso lo spioncino, ma stiamo entrambi simulando un'erezione in una stanza buia, sperando che qualcuno ci creda pericolosi.

E ovviamente, di fronte a questa tragicommedia, come reagisce la nostra splendida sinistra da salotto, i crociati del progressismo ZTL? Urlano al fascismo. Invocano il pericolo per le istituzioni democratiche. I professori universitari con la kefiah di cachemire vergine staccano biglietti per i talk show serali, spiegando con la bava alla bocca che le truppe stanno marciando.

Frigidi. Siete intellettualmente frigidi, e per questo siete collusi. Non capite che state facendo esattamente il gioco del generale? Vannacci ha bisogno che lo prendiate sul serio, ha bisogno che lo trattiate da pericolo eversivo, perché senza di voi lui è solo un pensionato dell'esercito con un podcast e un complesso di Napoleone. Ogni volta che un intellettuale di sinistra va in tv a denunciare il golpe strisciante, Vannacci guadagna un punto percentuale e i suoi soldati da operetta si sentono finalmente importanti. Gli state regalando l'unica cosa di cui hanno un disperato bisogno biologico: la validazione erotica del nemico. Li trattate da minaccia letale quando andrebbero trattati come rappresentanti del Tupperware che ti suonano al campanello di domenica mattina per venderti una scatola di plastica a tenuta stagna.

Ma ammetterlo significherebbe fare i conti con una verità molto più scomoda: che i fascisti di oggi non sono più pericolosi, sono solo tristi. E contro la tristezza non esiste antifascismo che tenga.

Il potere non ha più bisogno di sconfiggere la violenza con la forza della democrazia. Gli basta annegarla nella modulistica. Il sistema non viene abbattuto dai militari; è il sistema burocratico che divora i militari, mastica la loro aggressività, la digerisce e la caca fuori sotto forma di una tessera plastificata da venti euro annui. E voi, bravi antifascisti da aperitivo, continuerete a gridare al lupo finché non vi accorgerete che il lupo si è iscritto al sindacato, paga regolarmente le quote associative e vi chiede cortesemente di firmare per il referendum sulla sosta a pagamento.

Io ho morso. A voi il veleno.

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Kobra
L'autore
Kobra

Fondatore spirituale e caporedattore indiscusso dell'Osservatorio. Intellettuale di rara finezza che ha coraggiosamente scelto di sacrificare il lessico accademico sull'altare del turpiloquio militante. Cita classici della filosofia con la stessa graziosa disinvoltura con cui insulta i passanti, convinto che una sincera parolaccia sia l'ultima vera forma di onestà intellettuale rimasta in un mondo di ipocrisia edulcorata.

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