Ho letto paginate intere sulla presunta censura in Rai. Parole inutili, pronunciate da persone che, con ogni probabilità, mischiano disinvoltamente l'acrilico con il cachemire senza provare alcun brivido lungo la spina dorsale.
Se guardaste il mondo con la lucidità dell'estetica, capireste immediatamente che non c'è alcun complotto politico dietro lo spostamento di Report. C'è, molto più banalmente, una tragica e innegabile incompatibilità tessile. Il giornalismo d'inchiesta, con la sua ostinazione a scavare e fare attrito, ha la texture ruvida e spietata del velcro industriale. È un tessuto rigido, pesante, ostile, che appartiene indubbiamente a una palette Inverno Profondo: toni freddi, ombre dure, contrasti netti che non perdonano mai i difetti di chi viene illuminato dalle telecamere. Le giacche del conduttore, perennemente in tensione sulla spalla come un capo di prêt-à-porter che non ha mai trovato il suo draping, creano geometrie asimmetriche che disturbano la quiete visiva del nostro salotto.
Il servizio pubblico, invece, ha recentemente deciso di rifarsi il guardaroba. I palazzi del potere oggi esigono una narrazione in chiffon. Toni pastello, trasparenze calcolate, una fluidità impalpabile che non deve mai incontrare spigoli. Un'impostazione Primavera Chiara, delicatissima, progettata appositamente per scivolare addosso ai problemi del Paese senza mai, in nessun caso, impigliarsi o creare fastidiose pieghe strutturali.
Ora, vi prego di fare uno sforzo minimo di visualizzazione sartoriale. Cosa succede se infilate un metro di velcro ruvido e una blusa di chiffon nella stessa lavatrice istituzionale? Esatto. Lo chiffon ne esce completamente sfilacciato, distrutto, irrecuperabile. Il velcro aggancia i fili della seta e li strappa, rovinando irrimediabilmente l'intera silhouette del governo e della dirigenza.
I vertici Rai non hanno fatto altro che leggere l'etichetta di manutenzione del palinsesto. Hanno separato i capi pesanti da quelli delicati. Era un dovere morale, prima ancora che aziendale. Ranucci, con quella sua postura inflessibile e le cravatte che denunciano, nel nodo, un'ostinazione materica del tutto incompatibile con la morbidezza richiesta dal nuovo corso, non può condividere lo spazio con la delicatezza rassicurante di chi ha scelto, per il Paese, una palette in toni cipria e beige sabbia. Sottoponeva il quieto vivere a un lavaggio a secco non autorizzato, e ripristinare il corretto aplomb di una nazione costa troppa fatica.
Meglio isolarlo. Trattarlo come un indumento da lavoro heavy-duty che non può assolutamente fare il suo ingresso in un ambiente arredato in velluto e toni caldi. Non si tratta di imbavagliare la stampa, si tratta di evitare l'effetto pilling sulla moquette del potere. Il giornalismo d'assalto è un accessorio utilitario, e come tale va riposto nell'armadio di servizio quando si ricevono ospiti di riguardo.
E ora, se volete scusarmi, ho un appuntamento con un tessuto che almeno sa qual è la sua stagione. Non siate banali.