Gentile Velenosa, studio giornalismo e la faccenda di Report mi ha profondamente confuso. I miei compagni di corso gridano alla censura e al regime, indignati. Io però cerco di guardare i fatti freddamente: l'azienda non ha affatto licenziato Ranucci. Gli ha offerto la conduzione su altre reti, la prestigiosa corrispondenza estera, ha garantito il suo stipendio e la sua continuità professionale. In quale dittatura il presunto censurato viene promosso o ricollocato con tante premure burocratiche? Io credo che gridare al lupo per una normalissima e legittima riorganizzazione dei palinsesti faccia perdere credibilità alla nostra futura professione. Non credi che dovremmo imparare a distinguere una scelta editoriale da un attentato democratico?
Lorenzo, Milano, 24 anni
Mio precisissimo Lorenzo. C'è una luce così pulita nel tuo sguardo analitico. Mentre i tuoi coetanei si perdono in facili slogan da assemblea studentesca, tu ti fermi a leggere i contratti, a valutare le tutele sindacali, a cercare la rassicurante logica aziendale. È una maturità rara per la tua età, e ti fa profondamente onore.
Sai cosa mi intenerisce di te? Che hai contato le opzioni. Tre ricollocamenti, uno stipendio garantito, la corrispondenza estera. Li hai messi in fila come prove di innocenza, come un bambino che mostra alla maestra di aver apparecchiato bene la tavola. E la tavola è apparecchiata benissimo, Lorenzo. Le posate sono al posto giusto. La tovaglia non ha una piega.
Sei nato addomesticato.
Ed è una dote meravigliosa che nel tuo ambiente, credimi, ti eviterà un'infinità di dolori. Vedi, tesoro, la censura moderna non toglie il pane. Offre piuttosto un banchetto più ricco, servito in una stanza senza finestre. E tu sei così grato per il pane, così sollevato che nessuno ti abbia strappato la penna di mano, che non ti viene da chiedere perché il banchetto si tiene proprio lì, in quella stanza precisa, con la porta chiusa a chiave dall'esterno.
Non serve abbattere il cane da guardia quando puoi comprargli una cuccia termoregolata. Nessun sangue sul tappeto. Nessuna scena. Solo un animale che scodinzola, grato, nel suo angolo tiepido. E tu, mio dolce analista dei fatti, sei già seduto nella cuccia. Sei così sollevato dal fatto che il sangue non sporchi il tappeto della tua futura professione, da non accorgerti che stai già ringraziando chi ha rimosso i denti al cane per la squisita premura di avergli frullato la carne.
Conserva gelosamente questa tua nitida lucidità, Lorenzo. Ti sarà utilissima quando, un giorno non lontano, offriranno anche a te una promozione splendida per impedirti di fare esattamente il lavoro per cui credevi di essere nato. E tu l'accetterai, sorridendo, sollevato di non aver perso i buoni pasto.
Ti inietto tutto il mio affetto. Velenosa.