Blaise Pascal sosteneva che tutta l'infelicità umana derivasse dall'incapacità di starsene seduti in pace in una stanza. Se fosse vivo oggi, capirebbe di aver scritto una cazzata monumentale. Pare che il nuovo grande trend estivo, quello che sta finalmente soppiantando la piaga purulenta del padel, sia il tentato omicidio come attività ricreativa. Sì, esatto. Il loisir sanguinolento. Il fitness cardiocircolatorio a spese della milza altrui.
A Milano, fuori dalla Stazione Centrale – quel monumento alla transumanza dei disperati – un ventiduenne ha preso un coltello e ha sfilettato un passante di 55 anni con venti fendenti. Venti. Non tre, che è un raptus. Non un colpo secco, che è rapina. Venti fottuti fendenti. E sapete qual è la parte che fa esplodere i cervelletti atrofizzati dei nostri criminologi da salotto? Che quando la polizia lo ha fermato, il ragazzo era placido e rilassato come uno che ha appena finito una seduta di mindfulness. Niente movente, niente terrorismo, niente voci nella testa che gli dicevano di purificare il mondo dai peccatori. Ha semplicemente detto, testuali parole: "Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio".
Fermatevi un attimo a contemplare la purezza assoluta, adamantina, di questa frase. Misuratela. È un capolavoro di onestà patetica. Viviamo in una società talmente saturata dall'intrattenimento, dove il picco della dopamina te lo dà il video di uno scimpanzé che fuma una svapo in diretta streaming, che la violenza ha smesso di essere un mezzo per diventare il fine. Una volta, se accoltellavi qualcuno, lo facevi per rubargli il Rolex, per uno sgarro della droga, per gelosia. C'era un'infrastruttura logica, persino un po' romantica nella sua brutalità primitiva. Oggi no. Oggi è come abbonarsi a Netflix, solo che invece di guardare "Bridgerton", buchi la cistifellea a un pendolare perché non sapevi come far passare il martedì pomeriggio. Thomas Hobbes si sbagliava di grosso: l'homo homini lupus non sbrana per sopravvivere. Sbrana per combattere l'abbiocco.
E qui, puntuale come un'infezione fungina, entra in gioco la reazione della nostra industria del giustificazionismo, quell'armata di sociologi, psicologi e opinionisti col SUV ibrido che di fronte a un tizio che ti dice "l'ho fatto per svago" va in tilt idraulico. Non riescono ad accettarlo. Devono per forza cercare il trauma infantile, il disagio sistemico, l'assenza di centri di aggregazione giovanile. "Eh, ma se ci fosse più welfare, non avrebbe accoltellato nessuno!". Puttanate colossali. Questo qua non voleva fare un vaso di creta, voleva sentire il caldo del sangue perché nella società dell'intrattenimento obbligatorio, quando il porno di categoria estrema non ti fa più drizzare neanche un pelo e l'algoritmo ti ha piallato la corteccia prefrontale, il sangue vero è l'ultimo contenuto premium rimasto. L'unica esperienza tattile non mediata da uno schermo.
Siamo onesti: io stesso, quando passo in Stazione Centrale, provo un tale fastidio esistenziale per la specie umana che, se la galera non fosse una prospettiva così noiosa e le docce condivise un'offesa al mio narcisismo, un pensierino ce lo farei. Ma sono un vile borghese rammollito. Mi limito a odiare tutti in silenzio, covando l'infarto. Questo qui, invece, ha saltato l'intermediazione burocratica. Ha fatto della ferocia un passatempo da discount, alla portata di chiunque abbia un cassetto delle posate in cucina.
Ed è questo l'assurdo inevitabile in cui siamo sprofondati, la vera malattia terminale del nostro ecosistema. Abbiamo costruito una società che mercifica ogni singola pulsione umana, riducendo l'esistenza a una disperata, continua ricerca di intrattenimento per sfuggire alla noia cosmica. Se l'unica bussola rimasta è il divertimento personale a tutti i costi, il dolore degli altri non è più una tragedia, e nemmeno un crimine. È semplicemente il tuo abbonamento premium alla realtà. Un banale upgrade sensoriale.
Io ho morso. A voi il veleno.